mercoledì 31 marzo 2010

la nonna ti odia

quando da piccola un brivido mi percorreva la schiena, mia nonna diceva che la morte mi aveva appena sfiorato.
se facevo una smorfia, dovevo fare attenzione a non deformare la faccia al suono delle campane della chiesa del paese vicino: sarei rimasta così a vita.
dovevo temere anche il vento contro le finestre: erano le urla dei morti.
non guardare negli occhi i ciechi perchè mi vedevano lo stesso.
baciare la foto sulla lapide della cugina annegata nel pozzo: d'altronde l'unica foto che le fu scattata in vita fu post mortem.

oggi ho scoperto che in un'altra infanzia il tuono era il diavolo in carrozza.

8 commenti:

  1. Certo, il tuono era il Diavolo, anche a me lo dicevano sempre.

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  2. ma in tutto questo non vedi dietro la cultura della paura cattolica?

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  3. tutta l'italia è imbevuta di riti da tribù cattolica, il peggio lo davano nella sessualità dove le donne non doveveno dire di aver goduto perchè era peccato, è ora di evolversi basta strani credi e popoli tenudi a bada con le superstizioni, l'illuminazione è dentro l'uomo non arriva dal cielo, ma l'italia ha sulle spalle troppi anni di seghe cattoliche e anche gli atei sono ripieni di senso di colpa. il pane al contrario piange la madonna/corri all'indietro vai verso il diavolo

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  4. Certo, è evidente che sono frasi nate da un retaggio culturale di quel tipo. La paura è uno strumento di controllo sociale potentissimo. Ci sono persone che fondano il loro successo sulla paura, cancellando diritti e libertà. La paura è uno strumento di potere eccellente.

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  5. a entrambi: la religione si fonda sull'esorcizzare le paure in modo collettivo affidandosi ad un credo superiore, che dà spiegazioni senza mostrarsi.Da lì nascono le società e l'evoluzione della politica.nel 2010 in Italia Chiesa e stato sono molto uniti per controllare e manovrare la paura degli italiani, aumentare le superstizioni, controllare la cultura e le opinioni, marciare su quei concetti che non spariranno mai: la demonizzazione del femmineo e l'eliminazione della partecipazione collettiva.

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  6. La paura fa novanta, lo dice il proverbio. E il novantuno non esiste. La paura serve al potere, da sempre: delle malattie, della guerra, degli immigrati.
    Siamo circondati fin da bimbetti da paure.
    Oggi ho cinquant'anni, non ho paura delle superstizioni, ho paura dell'uomo.
    "L'uomo che ti trovi davanti
    in una strada deserta
    ti fa una certa paura
    non tanto per la sua cattiveria
    ma proprio per la sua bruttura."
    G. Gaber

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  7. direi di sì io sono per l'odio collettivo

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